Curiosità

C'è un dollaro d'argento sul fondo del sand creek

  Argento   Sonia Sbolzani

Il titolo rispecchia il bellissimo verso di una canzone di Fabrizio De André, da cui lo mutuiamo per introdurre una breve analisi degli aspetti storici ed economici del metallo prezioso per eccellenza dopo l’oro. 

Al pari del metallo giallo, in effetti, anche l’argento è stato usato fin dall’antichità per la coniazione di monete. Nell’Europa medioevale esso continuò ad essere battuto nel periodo in cui l’oro scomparve (per fare la sua ricomparsa solo nel XIII secolo). Da allora, per i seicento anni successivi, si instaurò nella circolazione monetaria un regime di bimetallismo. Il rapporto di scambio tra i due metalli venne determinato non dal mercato, ma dall’autorità degli Stati, non subendo, in tutto questo tempo, che una lieve modificazione, con il passaggio da un valore di uno a dodici ad un valore di uno a sedici. I motivi di tale stabilità risiedono nelle reazioni automatiche della circolazione monetaria al variare della produzione e, quindi, della scarsità relativa dei due metalli: se, ad esempio, la produzione di argento ristagnava e cresceva invece quella di oro, nel mercato dei metalli un’oncia d’argento tendeva ad aumentare il proprio potere di acquisto in termini di oro.

Vigendo libertà di coniazione, si tendeva pertanto a monetizzare più oro e a demonetizzare argento. Dal grande stock di metalli preziosi demonetizzati si determinava così un deflusso di argento verso il mercato dei metalli, mentre da questo aveva origine un deflusso di oro verso lo stock dei metalli monetizzati; ed il meccanismo continuava ad agire finché sul mercato si ristabiliva l’equilibrio originale (legale).

La sopravvivenza di monete d’argento di piccola taglia nei sistemi monetari del XX secolo, in regime di convertibilità aurea (o di gold exchange standard) non significa prosecuzione del bimetallismo: il valore metallico delle monete d’argento rimaste, infatti, è generalmente assai inferiore al loro valore legale. Inoltre, l’unità monetaria legale ha cessato di essere definita in termini d’argento (come per la rupia indiana fino al 1873); per la maggior parte delle monete un tempo definibili in oro e argento resta solo la definizione in termini di oro. Né, d’altra parte, sussiste libertà di coniazione dell’argento; la sospensione della facoltà di coniazione dell’argento decisa nel 1865 dall’Unione Latina (Francia, Italia, Svizzera, Olanda, Belgio) contribuì, anzi, a mettere fine al bimetallismo.

Nel 1873, divenuto l’argento molto abbondante in seguito al ritrovamento di nuovi filoni in Nevada, l’Unione Latina decise di abolire definitivamente la coniazione dell’argento, affinché l’oro non corresse il rischio di essere sospinto al di fuori della circolazione e la stabilità monetaria non ne risultasse compromessa.

Esaurita la sua funzione monetaria, come ogni merce capace di incorporare valore in una modesta quantità fisica, l’argento si presta all’esercizio di attività speculative. Se ne è avuto un esempio di rilievo nel 1973 quando, in presenza della crescita generale dei prezzi innescata dalla speculazione mondiale sulle materie prime, la quotazione dell’argento crebbe di cinque volte rispetto all’anno precedente.