Dazi e Barriere Non Tariffarie

  24 Marzo 2016    Internazionalizzazione

Affonda le sue radici nella cultura e nella tradizione secolare dell’artigianalità del Belpaese e ha saputo evolversi negli anni garantendosi la leadership mondiale sia come produttore che come esportatore. Nell’ultimo decennio però il manifatturiero orafo gioielliero ha dovuto subire un violento attacco su più fronti, in particolare sui principali mercati di esportazione, da parte di competitors provenienti da Paesi c.d. di recente industrializzazione (India e Cina in primis) che hanno minato fortemente le basi di questa leadership potendo contare su notevoli incentivi all’esportazione e soprattutto su elevati dazi o barriere non tariffarie a protezione dei propri mercati. Ricordiamo che per la forte incidenza della materia prima sul valore dell’intero prodotto (a volte raggiunge il 90%), anche aliquote daziarie relativamente basse (5,5/6% come negli USA) pregiudicano ogni possibilità di commercio legale e concorrenziale in quanto spiazzano il gioiello italiano rispetto a quello degli altri Paesi Extra-UE per il rilevante impatto che i dazi hanno sul valore aggiunto dei nostri prodotti (il 70%). Facendo un raffronto con altri prodotti tipici del Made in Italy e prendendo ad esempio una tipologia di calzatura paragonabile al prodotto orafo medio, a parità di dazi, sull’oreficeria l’incidenza della barriera tariffaria è 8 volte superiore.

Federorafi ha stimato che a causa di dazi e barriere non tariffarie oltre il 60% dei consumatori mondiali non possono essere raggiunti direttamente dai gioielli “Made in Italy” e che l’eventuale abbattimento di questi ostacoli artificiali procurerebbe un beneficio immediato per l’export di gioielli italiani pari a quasi un miliardo di euro (20% della nostra attuale quota di export).

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