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I nostri lingotti

  Oro   Sonia Sbolzani

Le riserve italiane di oro, consistenti in 2452 tonnellate, rappresentano la terza riserva aurea al mondo, dopo quelle degli Stati Uniti e della Germania. Alla fine del 2013 il loro valore complessivo era di circa 69 miliardi di euro a prezzi correnti (871,22 euro per oncia di oro fino). Per quanto riguarda la costituzione di tale “tesoro”, va precisato che la Banca d’Italia ereditò dagli istituti da cui trasse origine (Banca Nazionale nel Regno d'Italia, Banca Nazionale Toscana, Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio d'Italia, oltre alla Banca Romana in liquidazione) anche le loro riserve auree: circa 78 tonnellate. Nel 1933 l’ammontare superava le 561 tonnellate, ma al momento dell’entrata in guerra, dopo notevoli cessioni, il totale era sceso a 106 tonnellate. Nel Settembre del ’43, in conseguenza dell’armistizio, i Tedeschi ordinarono il trasferimento delle riserve auree a Milano e poi, alla fine dello stesso anno, ne portarono a Fortezza (in Alto Adige) 92,3 tonnellate. Nel Febbraio del ’44 venne firmato un accordo tra la Germania e la Repubblica Sociale Italiana in base al quale le autorità germaniche potevano asportare tutto l’oro che ritenevano opportuno. Nel Maggio ’45, cessata la guerra, gli Alleati ricondussero a Roma le residue partite di oro della Banca d’Italia rimaste a Fortezza e nel 1946 la “Commissione tripartita per la restituzione dell’oro monetario” assegnò alla Banca d’Italia circa 31,7 tonnellate delle 69 richieste, per poi attribuirgliene altre 12,7 nel 1958. La quantità ufficialmente persa dalla Banca a causa degli eventi bellici fu di circa 25 tonnellate. L’ingente accumulo di oro da parte del nostro Paese ebbe luogo soprattutto negli anni ’50 del secolo scorso. Le ultime variazioni quantitative, che hanno portato le riserve alle attuali consistenze, hanno avuto luogo nel 1998, con il definitivo trasferimento dell’oro detenuto dall’UIC (Ufficio Italiano Cambi), e il 5 Gennaio 1999, con il conferimento alla BCE (Banca Centrale Europea) di 141 tonnellate di metallo giallo (ai sensi dell’art. 30 dello Statuto del Sistema Europeo Banche Centrali). Ora i nostri lingotti sono, per l’esattezza, 95493 per un peso complessivo di 1195,3 tonnellate. Circa la metà delle riserve auree tricolori è immagazzinata nei caveaux di Palazzo Koch, in Via Nazionale a Roma, sede della Banca d’Italia. Un’altra parte cospicua è stivata presso i depositi della Federal Reserve di New York. In quantità decisamente minori l’oro italiano è conservato presso la Banca d’Inghilterra a Londra e presso la Banca Nazionale Svizzera a Berna.