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Settore orafo: riparte l’export ma è spinto dalle quotazioni della materia prima

  27 Settembre 2019

 

Il Centro Studi di Confindustria Moda ha completato l’elaborazione dei dati dei primi sei mesi 2019.

L’export del prezioso cresce nel primo semestre del +6,2%: è quello che emerge dalle analisi elaborate per FEDERORAFI dal Centro Studi di Confindustria Moda. Dal punto di vista geografico, la Svizzera, primo sbocco per valore di export, assiste ad un cambio di passo: cresciuta nei primi 6 mesi del 2018, registra una flessione pari al -6,5%. Gli Emirati Arabi tornano interessati da una variazione in aumento, pari al +18,5%, positivi risultano anche Hong Kong (+4,8%) e Stati Uniti (+7,1%). Alle buone performance del 2018 nei sei mesi del 2019 si registra una contrazione dell’export destinato nel Regno Unito. In ambito UE, la Germania e la Spagna risultano entrambi favorevoli. Ancora in grande spolvero il Canada con un +66,3%, paese questo con il quale, si ricorda, è entrato in vigore il CETA, l’accordo di libero scambio (dazio “0”).

Con riferimento ai maggiori distretti del settore, Alessandria registra una crescita delle vendite estere pari al +10,1%. Similmente Arezzo segna un +11,4%. In crescita risulta anche Vicenza, che evidenzia un aumento del +3,4%, concorrendo al 18,6% del totale. Circa le top destination dei principali distretti italiani, la Svizzera risulta primo sbocco per Alessandria e per Milano (tuttavia in calo). Gli Emirati Arabi Uniti si qualificano come primo mercato per Arezzo e come secondo per Vicenza. Gli Stati Uniti si confermano un partner d’elezione per la maggior parte dei distretti esaminati.

Per la presidente Ivana Ciabatti "come evidenzia correttamente il nostro Centro Studi i dati semestrali vanno letti con estrema cautela e senza particolari entusiasmi perché sono ampiamente condizionati dall’escalation delle quotazioni dei metalli preziosi. Nel periodo in esame, del resto, il prezzo in euro dell’oro archivia una crescita del +6,3% su base annua. D’altra parte, in termini di quantità esportate, le merceologie qui considerate presentano tutte dei cali. La gioielleria da indosso, ad esempio, fa registrare una contrazione del -6,4% dei volumi esportati. Fatta questa doverosa precisazione, se non subentreranno ulteriori tensioni geopolitiche, resto ottimista sull’ultima parte dell’anno perché, come ho potuto constatare anche tra i colleghi presenti a VicenzaOro September, c’è fermento nel settore. Mi riferisco alle iniziative che sono state attivate, ad esempio, nel campo della formazione con i progetti presso gli ITS, o le scuole, gli istituti o le fondazioni presso i nostri distretti per rilanciare, anche con il contributo dei top brand, la conoscenza tecnica. Nei prossimi 15/20 anni usciranno dal settore, per raggiunti limiti di età, almeno il 30/40% di collaboratori altamente qualificati: occorre quindi trovare e formare nuovi talenti! A questo si aggiungono le iniziative che con ICE Agenzia stiamo sviluppando con successo in USA (quasi 200 milioni di dollari di vendite con gli accordi con la GdO USA) o avviando con il progetto per un nuovo approccio della Gioielleria italiana in Giappone per sfruttare il volano dell’accordo di libero scambio con l’UE. Sempre per presidiare i mercati che si stanno aprendo, non posso infine non ricordare che, per monitorare le recenti riduzioni dei dazi all’import di gioielli in Cina, FEDERORAFI sarà presente a novembre con ben 14 aziende alla seconda edizione del China International Import Expo di Shanghai, l’evento voluto dal Presidente Xi e dove l’Italia sarà Paese Ospite d’Onore.”

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