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Settore orafo: oltre 2 miliardi la perdita nel 2020

  17 Marzo 2021

La diffusione dei dati dell’indagine del Centro Studi di Confindustria Moda per FEDERORAFI sull’impatto sul settore orafo, argentiero e gioielliero del Covid 19 sul IV trimestre 2020 con le relative proiezioni sulla fine del 2020 (in allegato) è l’occasione per fare il punto con la Presidente Ivana Ciabatti.

L’emergenza sanitaria ha avuto e sta avendo pensanti ripercussioni sul comparto del prezioso. Le stime di chiusura del 2020 indicano una perdita di quasi un terzo del fatturato, ovvero di oltre 2 miliardi di euro. La moda è tra i settori manifatturieri più colpiti e la gioielleria, all’interno del “fashion”, è quella con i risultati più pesanti. Dire che siamo preoccupati è dire poco – sottolinea Ivana Ciabatti. Ciononostante è ammirevole lo sforzo dei colleghi imprenditori nel cercare di mantenere aperte le imprese e garantire continuità alla propria produzione, salvaguardando i livelli occupazionali e lanciando nuove sfide e nuove collezioni. Tutto questo dopo oltre un anno di restrizioni e chiusure obbligate - tra i pochi paesi al mondo – e con ristori insufficienti. Il 2020 è stato un anno complicatissimo e per l’anno in corso non ci sono segnali incoraggianti anche a causa dei ritardi del nostro piano di vaccinazioni che rischia di far arrivare buon ultimo il nostro Paese anche nel raggiungere la cosiddetta immunità di gregge e permettere quindi anche agli imprenditori di poter presenziare alle manifestazioni all’estero o di visitare con meno restrizioni i propri clienti internazionali o di riaprire nelle migliori condizioni e con le maggiori potenzialità le fiere italiane come OroArezzo e VicenzaOro. Anche il mercato domestico è in grave difficoltà per l’incertezza e le chiusure obbligate che colpiscono e disorientano i negozi al dettaglio. Non siamo ancora riusciti a ricreare le condizioni per far ripartire la domanda interna ed internazionale in un momento in cui iniziamo a vedere dei segnali interessanti su alcuni mercati come gli USA e la Cina Continentale mentre gli EAU hanno già in parte riaperto al business internazionale. I nostri agguerriti competitor si stanno già attrezzando mentre quello che manca ancora è una reale strategia di Sistema Paese non solo per il rilancio dei consumi interni ma, soprattutto, per un nuovo approccio alla promozione del business sui mercati internazionali dove, mai come in questo momento, per le restrizioni governative, l’accompagnamento e la copertura politico-diplomatica delle nostre istituzioni è la conditio sine qua non. Il digitale, come emerge dall’indagine, è stato recepito dalle imprese, che hanno investito sugli strumenti virtuali, ed è quindi una leva importante nelle politiche commerciali delle imprese ma ci vorrà tempo perché diventi un asset trainante nei fatturati aziendali delle nostre PMI. Infatti ben i 2/3 del campione ha indicato che la quota di fatturato generato dal digitale è ancora nulla. E non possiamo aspettare oltre.

Il MAECI e Agenzia ICE devono lavorare all’unisono e mettere in atto politiche attive per implementare i progetti che abbiamo da tempo sottoposto alla loro attenzione e che prevedono, ad esempio, la possibilità di organizzare, in modalità sicura, eventi ad invito presso le nostre ambasciate e altre sedi diplomatiche dove gli imprenditori con le loro collezioni possano incontrare, finalmente e dopo oltre un anno, i loro clienti o potenziali partner commerciali. Dare finalmente il via agli help desk di prima assistenza legale per aiutare le PMI nei contenziosi che inevitabilmente ci sono con i distributori internazionali che trattengono in modo ingiustificato la merce o i pagamenti o con gli organizzatori delle fiere estere che rinviano o cancellano le manifestazioni trattenendosi quanto anticipato dagli espositori. FEDERORAFI ha presentato progetti e proposte fin dai primi incontri del “Tavolo moda e accessorio” del MAECI dello scorso anno, li ha aggiornati nel corso dei mesi successivi e li ha focalizzati su alcuni paesi target come USA, Cina, Giappone e EAU e su alcune manifestazioni internazionali ritenute strategiche come il China International Import Expo 2021 o sulla customizzazione per la gioielleria degli accordi di e-commerce che ICE ha siglato con alcuni marketplace a partire da quelli cinesi. Il tutto anche per generare traffico verso gli eventi leader in Italia come VicenzaOro e OroArezzo.

Gli imprenditori, così come gli organizzatori fieristici hanno fatto e stanno facendo la loro parte, ora si aspettano che le istituzioni facciano un ulteriore salto di qualità per creare da subito le condizioni per far ripartire il settore. Sono e rimango ottimista – conclude Ivana Ciabatti – perché i presupposti e i progetti ci sono ma non possiamo aspettare oltre.

 

In allegato: Scheda completa indagine settoriale

 

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Confindustria Federorafi: info@federorafi.it


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